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Di Maio strizza l'occhio al Pd: "Sotterriamo l'ascia di guerra"

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Posted on: 04/08/18
Sorpreso dalla mossa del centrodestra, che ha deciso di presentarsi unito al prossimo giro di consultazioni al Quirinale, manifestando la ferma volontà di Salvini di evitare le sirene di governo grilline, Luigi Di Maio prova la mossa del cavallo e torna a sussurrare alle orecchie del Pd. Come sottolineato in questo articolo del Giornale, Di Maio cambia strategia. In un'ampia intervista a Repubblica il leader del Movimento 5 Stelle lo dice a chiare lettere: "Al Pd dico di sotterrare l'ascia di guerra e di dare un governo al Paese". Un cambio repentino di strategia, che gli serve, forse, per evitare l'isolamento. Anche se dal Nazareno per ora fanno orecchie da mercante.Di Maio spiega così la propria linea. "Non sto rinnegando le nostre idee né le critiche che in più momenti abbiamo espresso anche aspramente nei confronti del Pd, e che anche il Pd non ci ha risparmiato. Credo però che ora il senso di responsabilità nei confronti del Paese ci obblighi tutti, nessuno escluso, a sotterrare l'ascia di guerra. A noi viene chiesto l'onere di dare un governo al Paese, ma tutti hanno il dovere di contribuire a risolvere i problemi della gente e di mostrare senso di responsabilità". Chiede, quindi, una prova di responsabilità ai democratici."Il governo si fa per risolvere i problemi concreti della gente - dice con profilo istituzionale - e abbiamo il dovere di provarci partendo dalla situazione uscita dalle urne: forze politiche distanti, ma che devono trovare una sintesi su temi cruciali, portando ognuna le proprie soluzioni e proposte. Con chi troveremo le convergenze maggiori, lavoreremo".Basterano queste parole ad addolcire il Pd, convincendolo a dare ascolto alle sirene pentastellate' Staremo a vedere. Soprattutto si dovrà vedere quanto Renzi riuscirà a tenere i ranghi serrati e se vorrà, o meno, tentare un colpo di scena (prima dire no diverse volte e poi accettare un compromesso, magari con un appoggio esterno).Ovviamente D Maio non nega che vi siano grandi distanze tra il M5S, il Pd e la Lega. Ma insiste: "Il punto non è questo, ognuno porta le sue idee, il contratto (sul modello tedesco, ndr) si scrive insieme. Per questo ci sediamo intorno a un tavolo, per ragionare e trovare insieme una sintesi che serva a dare risposte e non a scontrarsi muro contro muro".Di Maurizio Martina, l'attuale "reggente" del Pd, Di Maio dice che "è una persona con cui si può parlare e spero che il Pd si sieda al tavolo", e in un passaggio molto importante dell'intervista assicura di non aver mai posto alcun embargo su Renzi (cosa che invece ha fatto per Berlusconi): "Non ho mai posto veti o parlato di Pd 'derenzizzato' come qualcuno ha scritto. Quello che abbiamo sempre contestato è la linea di totale chiusura decisa dal Pd all'indomani delle elezioni. Oggi il nostro appello sincero a mettere da parte le asperità per il bene del Paese è il segnale che gli italiani ci chiedono per dimostrare che siamo una forza politica all'altezza della situazione complessa nella quale ci troviamo e capace di governare".Niente da fare, invece, come già accennato, con Forza Italia. "Berlusconi rappresenta il passato. Poteva cambiare l'Italia e non lo ha fatto". Ma quando gli ricordano che Berlusconi, Salvini e Meloni si presenteranno uniti alle consultazioni, il leader del M5S osserva: "Salvini sta scegliendo la restaurazione invece della rivoluzione". E ancora: Il segretario della Lega "ha dimostrato di saper mantenere la parola data (il riferimento è all'accordo per l'elezione dei presidenti delle Camere, ndr), ora vediamo se avrà la forza di dimostrare la sua autonomia politica da Berlusconi".Di Maio spiega infine quella che a suo dire è la differenza tra 'inciucio' e contratto di governo: "Le alleanze per anni sono state il mettersi insieme per autoconservarsi e autotutelarsi. Stiamo proponendo invece di mettere al centro solo ed esclusivamente l'interesse dei cittadini. Il contratto è una garanzia in questo senso: dentro ci mettiamo le cose da fare per le persone fuori dai palazzi, e non quelle dentro i palazzi. E quelle cose facciamo".




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